E su internet, sui motori di ricerca, alla digitazione della parola chiave:
“personal trainer”, i risultati della ricerca mostranti i “professionisti del settore” sono infiniti….
La motivazione è semplice, ci si pseudo “professionalizza” con poco, infatti basta frequentare un corso della durata semestrale o di un anno in cui gli incontri con i docenti si tengono nei fine settimana e non tutti i fine settimana, e non vi è nemmeno bisogno di titoli di studio attinenti ai contenuti dell’iter curricolare per l’ammissione a tali corsi.
Pertanto, quale corso di “studio” consente di ottenere la certificazione professionale di “competenza” nel settore in tempi relativamente veloci (che non superano i 12 mesi) ed allo stesso tempo entrare nel mondo del lavoro all’interno di un quadro tariffario che può oscillare dai 20 ai 100 euro l’ora?
Nessuno! Se non quello caratterizzante l’iter formativo e pseudo-professionalizzante del personal trainer.
Ben lungi dal criticare la qualità e serietà riferita al contenuto ed ai docenti dei corsi stessi!
Non si è mai detto ciò! E lo ribadisco a scanso di equivoci!
Nonostante la qualità di alcuni corsi sia estremamente a puntino…e questo non si discute, come è possibile che le materie sui cui ruotano i contenuti di tali corsi e che disciplinano la conoscenza del corpo umano da un punto di vista anatomico e fisiologico nonché gli adattamenti che esso subisce in risposta a stressors che nella fattispecie della tipologia dei contenuti trattati sono rappresentati dalle diverse tipologie d’allenamento, possano essere acquisite nell’arco temporale di durata assai precaria (relativa alla lunghezza del corso stesso) quando non bastano 5 anni di università con frequenza giornaliera ed obbligo di frequenza mattina e sera per fare di tali discipline il proprio pane quotidiano forgiante le basi della propria professione?
E’ ovvio che da tali constatazioni sulla natura dell’iter curricolare dei corsi designati alla professionalizzazione in tal settore , deriva anche la qualità dell’iter formativo dell’operatore che dovrebbero acquisire l’accezione di “professionista”.
Per diventare un personal trainer di tutto rispetto - e con questo mi riferisco alla prerogativa di possedere un bagaglio scientifico teorico d’alto livello ed altrettanto si dica in riferimento all’aspetto tecnico applicativo - non si può prescindere da 2 condizioni fondamentali:
1) una preparazione di livello universitario che attribuisce le basi nozionistiche di tutte le materie fondamentali sulle quali gira la conoscenza del corpo umano, dall’aspetto prettamente anatomico a quello biochimico, fisiologico ed endocrinologico e quali influenze le stesse possono esercitare sugli aspetti somato-morfologico-funzionali dell’individuo quando tali sistemi di regolazione governanti il funzionamento globale dell’individuo vengono alterati da stimoli esterni quali esercizio fisico ed assetti nutrizionali di differente tipologia!
2)Esperienza pratica sul campo relativamente alla specialità per la quale ci si professionalizza. Per acquisire un elevato grado di tecnicismo bisogna avere esperienza! Senza l’esperienza il puro nozionismo di livello universitario non trova efficacia nella realtà pratica poiché scremato di tutte quelle sfumature e riverberazioni indotte dalle risposte proprie dell’individualità biochimica di ognuno.
Basta pensare alla condizione che ognuno di noi è diverso, ed in funzione di ciò si risponde ad uno stesso stimolo in modo diverso, anche per quanto possa essere similare la risposta adattativa non è MAI LA STESSA! In virtù della presa di coscienza di tale aspetto e cioè che il proprio modo di operare può cambiare, ogni volta, in funzione delle diverse risposte della persona trattata e dirigersi, pertanto, verso modus operandi vagliati sulla base delle esperienze maturate durante la propria carriera, quale gamma di soluzioni pratico-applicative posso essere messe in atto da chi esperienza verso terzi non ne vanta alcuna ma soprattutto di chi l’esperienza non l’hai mai fatta neanche su se stesso?
Esempio:
Quale consiglio sul dimagrimento o aumento della massa muscolare potrà mai essere erogato da un personal trainer che non ha mai spostato un peso in vita sua o fatto dieta per supportare i processi ipertrofici e/o di dimagrimento?
Potrà solo dispensare nozioni teoriche acquisite dal materiale di studio (sempre se attendibile alla fattispecie trattata), ma questo non è sufficiente per far ottenere risultati nei confronti del potenziale cliente e, pertanto, non è una condizione professionalizzante il lavoro di colui che dovrebbe essere un professionista del settore.
Il consiglio per diventare dei buoni personal trainer è partire dalle basi di ciò che attribuisce la conoscenza teorica inerentemente alle materie che disciplinano il funzionamento del corpo umano, poiché solo così in prima sede si hanno i criteri per arrivare deduttivamente alle prime forme applicative, e poi bilanciare tale sapere con gli aspetti pratici della specializzazione per la quale ci si vuole professionalizzare.
Questi ultimi saranno in grado di fornire il futuro operatore delle sfumature pratiche assunte dalla teoria applicata ai contesti specifici trattati e quindi confutare, poi, la teoria nozionistica (poiché scremata della pratica) ma questa volta in modo induttivo per poter arrivare, quindi, ad un livello teorico-pratico dove i rispettivi campi d’azione basati sul raggio d’azione del tipo di conoscenze da essi presieduto si intersecano complementandosi a vicenda e portando in ultima analisi ad un bagaglio conoscitivo di elevata portata qualitativa e quantitativa insieme.
Solo l’interazione tra teoria e pratica insieme all’esperienza attribuisce la competenza.